Tre ministri in poco più di tre anni di legislatura. Questo è il quadro che ha caratterizzato il Ministero delle Politiche agricole nel recente passato. Nessun mandato é stato abbastanza longevo da poter affrontare seriamente le problematiche legate al settore agricolo italiano e sfruttarne le enormi potenzialità. E la staffetta continua. Ieri il testimone é arrivato a Mario Catania, appena nominato Ministro dell’agricoltura del neo nato governo Monti che ha deciso di affidare la guida di ciascun dicastero a delle importanti personalità tecniche. Voluto da Paolo De Castro come Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e nominato dirigente da Alemanno, Catania é un super tecnico, uno di quelli che non solo conosce bene la materia ma che in trent’anni di carriera ha vissuto da vicino i cambiamenti e le sfide del settore, imparando a conoscerlo e a saperne identificare ed affrontare le criticità. Ma la sfida che si trova dinanzi ora è forse la più dura. In un contesto in cui bisogna riuscire a collocare a prezzi corretti i 200 miliardi di debito pubblico che arriverà in scadenza ad inizio 2012, l’agricoltura potrebbe apparire in secondo piano, e in molti sicuramente immaginano un ministro Catania quale buon "amministratore di condominio" per la gestione ordinaria del Ministero e del settore fino alle prossime elezioni, ma non é cosi. Per l’agricoltura e per il contributo che il settore e l’intera filiera agroalimentare possono dare alla nostra economia, i prossimi due anni possono rivelarsi cruciali.

Gli appuntamenti e le opportunità internazionali saranno lo spartiacque per un vero rilancio dell’intero comparto.1) La riforma della PAC e i miglioramenti che vanno costruiti in fase negoziale; 2) la chiusura, sempre a Bruxelles, del "pacchetto latte" e del "pacchetto qualità"; 2) il rilancio, nelle sedi internazionali, WTO e accordi bilaterali, della la tutela giuridica delle indicazioni geografiche; 3) la promozione, con rapporti bilaterali, dell’abbattimento delle barriere commerciali che, con varie scuse tariffarie o sanitarie, bloccano l’export di larga parte del made in Italy di qualità.

Riuscire, in questa fine legislatura, a tradurre questi punti in risultati concreti vorrà dire riconsegnare al Paese un settore agricolo consolidato e con rinnovate opportunità di affermazione a livello comunitario e globale.

Il Ministro Catania è la persona giusta per vincere questa sfida e per farlo occorre supportare la sua indubbia forza "tecnica" con una convergente forza "politica" delle varie componenti della filiera agroalimentare.

 

Il “savoir faire” del Made in Italy in mano agli immigrati – Rappresentano un’energia vitale di cui l’Italia ha bisogno” ha affermato il Presidente della Repubblica, nel corso della cerimonia al Quirinale sui Nuovi cittadini italiani, a proposito degli immigrati che scelgono di vivere nel nostro Paese. Senza il loro contributo l’economia italiana sarebbe in condizioni ancora peggiori e con minori possibilità di sviluppo.

Considerazioni che sembrano trovar immediato riscontro in quanto sta avvenendo presso alcuni dei nomi più importanti della produzione agroalimentare italiana. Sono migliaia gli indiani, pakistani, maghrebini, impiegati nella produzione di alcuni dei prodotti rappresentativi del nostro settore agroalimentare, come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Radicchio Rosso di Treviso, Prosciutto di Parma, delle Olio Toscano. Conseguenza di una sempre maggiore difficoltà a reperire manodopera italiana, questo trend sembra voler dire che tra gli immigrati etichettati come portatori di criminalità e gli sfruttati utilizzati come semplice forza lavoro a basso costo, c’é un altro modo di pensare a questi italiani di prima e seconda generazione. Molti di loro diventano infatti possessori di un know how fatto di professionalità e di saperi e che di generazione in generazione sono alla base delle eccellenze agricole italiane. Dunque non solo ricchezza ma anche qualità è il contributo che fornisce l’immigrazione alla nostra economia.

 

 

Belgio – È stato presentato a Bruxelles il rapporto “La concezione e la gestione del sistema delle Indicazioni Geografiche ne consentono l’efficacia?” pubblicato dalla Corte dei Conti europea (CCE). Nella relazione vengono valutate le modalità con cui la Commissione ha finora gestito il sistema delle IG e se e quanto quest’ultimo sia stato reso efficace. Attualmente il totale delle Indicazioni Geografiche europee, ossia delle DOP, IGP, STG è salito a 1065 prodotti con un valore complessivo all’ingrosso stimato intorno ai 15 miliardi di euro all’anno.

 

 

Italia – Clima di fiducia positivo da parte degli operatori della Grande Distribuzione alimentare italiana. È quanto si evince dal rapporto Ismea “Congiuntura e Distribuzione” inerente al terzo trimestre 2011 che evidenzia un indice di fiducia superiore (+7,5%) rispetto al trimestre precedente. Il miglioramento congiunturale della fiducia  è stato determinato soprattutto dall’andamento positivo delle aspettative sulle vendite, che si prevede beneficeranno del periodo natalizio, e in misura inferiore dalla diminuzione delle giacenze di magazzino.

 

 

Italia – Si svolgerà a Bruxelles, il 29 e 30 novembre il V Forum Qualivita sulla Qualità Alimentare, organizzato dalla Fondazione Qualivita in collaborazione con tre grandi rappresentanti della filiera della qualità europea, AICIG (Italia), CNAOL (Francia) e Origen España. Il Forum sarà l’occasione per discutere delle importanti questioni che interessano il settore agroalimentare europeo come PAC post 2013, Qualità alimentare, Pacchetto Latte e Promozione. Parteciperanno ai lavori esponenti della politica europea, della GDO, delle Organizzazioni, dei Governi europei ed extraeuropei, come la Cina.