I sei mesi dell’esposizione universale hanno avuto il grande merito di rappresentare quali sono le sfide che dobbiamo affrontare in agricoltura nei prossimi anni, adesso, volendo mantenere le promesse, è arrivato il momento di dare seguito a questa fase di “semina”, raccogliendo appunto queste sfide con risposte concrete ai problemi reali degli oltre trecentomila agricoltori italiani protagonisti dello storico evento milanese. L‘agroalimentare rappresenta uno dei settori più dinamici del Paese e appare oggi uno dei fattori chiave potenziali per fare da traino a tutta l’economia nazionale, sarebbe quindi un danno alla collettività non programmare politiche a lungo termine per il suo rilancio e il suo sviluppo. E a dire il vero, la risposta del Governo guidato da Matteo Renzi non si è fatta attendere.

 

In molti infatti hanno espresso la convinzione che, con le misure “straordinarie” per l’agricoltura contenute nella legge di stabilità, ci sia stato un segnale deciso da parte dell’esecutivo per mettere questo settore al centro del progetto politico ed economico del Paese. Dopo anni in cui sono stati chiesti sacrifici all’agricoltura per la prima volta si investono risorse finanziarie e si diminuiscono gli oneri fiscali sul settore. Una “legge di stabilità tra le più agricole degli ultimi anni” ricorda il Ministro Maurizio Martina che crea i presupposti per una vera espansione del settore primario. Se in questo quadro si saprà inserire anche le finanza dei privati, supportando adeguatamente le PMI agricole, allora si potrebbero creare le basi di una vera svolta “verde” del nostro Paese.

 

Ministro Martina, che cosa cambia in concreto per l’agricoltura italiana con la legge di stabilità?

Meno tasse e più semplificazione per chi fa agricoltura ogni giorno. Abbiamo messo in campo interventi strategici per il settore, con l’obiettivo numero uno di sostenere il reddito degli agricoltori e favorire il rilancio degli investimenti. Alle imprese agricole destiniamo complessivamente 800 milioni di euro. Partiamo dalla cancellazione dell’Irap e dell’Imu sui terreni, con cui liberiamo dalle tasse fattori produttivi cruciali. Un impegno mantenuto. A questo si aggiunge l’intervento inserito nel nostro Piano latte con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco, con 32 milioni di euro per aiutare gli allevatori in questa fase molto delicata. Interveniamo concretamente anche sul fronte delle assicurazioni contro le calamità naturali, con 140 milioni di euro in due anni per il programma di agevolazioni assicurative.

 

Tradotto in cifre, quanto risparmia un’azienda con queste misure?

Prendiamo il caso di un’azienda di produzione di latte in Lombardia, con un fatturato da 400mila euro. Tra il taglio dell’Irap pari a 3.100 euro, dell’Imu con 1.800 euro e l’aumento della compensazione Iva di oltre 5500 euro si arriva a un totale di 10500 euro di tasse in meno. Al sud ad esempio un’azienda agrumicola in Sicilia da 14 ettari risparmierà oltre 12 mila euro.

 

In agricoltura un altro tema caldo è quello della sicurezza. Come interviene la legge di stabilità in merito?

Ci sono ancora troppi incidenti, per questo abbiamo deciso di intervenire con un fondo straordinario per aumentare la sicurezza delle macchine agricole. Dopo molti anni torniamo a incentivare il rinnovo del parco macchine con 45 milioni di euro, che servono a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. Vogliamo proteggere meglio i lavoratori, e sostenere l’abbattimento di emissioni inquinanti e l’efficienza energetica.


Si direbbero buone notizie per il comparto. Eppure sulla legge di stabilità non sono mancate polemiche. Di Maio l’ha contestata duramente affermando in sostanza che si trattava dell’ennesimo inganno del governo.

Si vede che non ha letto le norme che abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri, o che vuole fare propaganda prendendo sulle spalle dei nostri agricoltori. Purtroppo ancora oggi, invece di fare un gioco di squadra per un settore come quello agroalimentare che è una leva centrale per tutto il sistema Paese, ci troviamo a fare i conti con attacchi populisti agli impegni che il Governo sta mantenendo. Le coperture complessive vengono per oltre l’85% da fuori il comparto agricolo, ovvero dal bilancio generale della Stato. Nel suo attacco Di Maio ha sostenuto che gli agricoltori sarebbero stati fortemente penalizzati, ha citato gli aumenti delle rendite agrarie e dominicali, ma non ha capito che non riguarderanno gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti. Sull’aumento dell’imposta di registro gli è sfuggito che anche questo adeguamento non riguarderà chi fa agricoltura di professione. Dovremmo pensare al bene delle imprese e non lanciare allarmi ingiustificati, invocando addirittura i trattori in piazza.

 

Uno dei temi più battuti ad Expo è stata la lotta agli sprechi alimentari che torna anche nel provvedimento. Come?

Partiamo da un fatto: un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. È inaccettabile. In Italia lavoriamo da anni su un modello di recupero che oggi arrivare a salvare 550 ,ila tonnellate di cibo, che poi vengono distribuite agli indigenti. Entro il 2016 vogliamo arrivare a 1 milione. Per questo nella Stabilità siamo partiti dalla semplificazione. Con il Ministero dell’economia, siamo riusciti a rendere più conveniente per le aziende donare che sprecare. Lo facciamo innalzando a 15 mila euro la soglia per l’obbligo di comunicazione preventiva in caso di donazione e lasciando a 10 mila euro la soglia per la distruzione. Un esonero che vale anche per i prodotti deperibili. La questione degli sprechi è davvero centrale per raggiungere l’obiettivo di Spreco Zero. Serve arrivare a una rapida approvazione della legge contro gli sprechi ora in Parlamento, che può essere una grande eredità di quello che abbiamo seminato a Expo.