Con la vendemmia arrivano le prime stime sul settore ma spesso i conti non tornano.

Puntuali come ogni anno, con la vendemmia arrivano i dati forniti dalle varie (troppe?) organizzazioni che gravitano intorno al mondo del vino italiano. E così ci si accorge che districarsi tra cifre, grafici, proiezioni e dichiarazioni è esercizio complesso quanto capire chi ha vinto le elezioni il giorno dopo.
Il leit motiv, in queste ultime stagioni, è comunque quello di un ottimismo di base. E così scopriamo che, nella scorsa vendemmia, abbiamo superato la Francia per quantità di vino prodotto (49,6 milioni di ettolitri nostrani contro i 46,2 dei transalpini) e si fa il tifo per mantenere questa leadership (anche se gli esperti prevedono il controsorpasso). Addirittura, sempre numeri alla mano, in tempi recenti scavalchiamo i cugini nella produzione di bollicine (roba da lesa maestà).
Poi, a una più attenta analisi, ecco emergere dati che lasciano qualche perplessità. E’ vero che abbiamo prodotto di più ma, tanto per fare un esempio, in fatto di export i vini italiani hanno sfiorato i 4 miliardi di euro mentre quelli francesi hanno agevolmente superato quota 6. Il che significa che il valore della singola bottiglia, sui mercati, è decisamente diverso e tutto a vantaggio dei nostri amici d’oltralpe, segno che stiamo recuperando ma molto lentamente.  E anche la storia delle bollicine va rivista con spirito più obiettivo: vero è che abbiamo superato lo Champagne ma per farlo abbiamo messo insieme Franciacorta, Prosecco, Trento e compagnia brindante. Che sarebbe come dire che Milan, Inter e Juve segnano più del Barcellona… salvo poi scoprire che si sono sommati i gol di tre squadre per superare quelli siglati da una sola.
Ma, bando alle metafore calcistiche, torniamo al punto. Per il 2011 sono previsti oltre 4 miliardi di export, una qualità delle uve a dir poco straordinaria, un trend positivo presso tutti i mercati storici e una crescita strabiliante in quelli nuovi (in Cina le nostre bollicine crescono del 775%). Insomma, le molteplici voci del coro delle organizzazioni che si occupano del nostro vino innalzano peana che riempiono i cuori. Ma allora perché i produttori continuano a lamentarsi di una crisi che li sta piegando? Solo colpa del consumo interno, in costante calo? Amano piangersi addosso? E’ una categoria che ha fatto del vittimismo una filosofia di vita? Oppure qualcuno può spiegarci se c’è dell’altro?
Ha collaborato Stefano Carboni

 

Gorgonzola & Mozzarella di Bufala Campana uniscono il Paese

Il cibo unisce o separa l’Italia? Possono due prodotti come il Gorgonzola e la Mozzarella di Bufala Campana essere  quel fil rouge che percorre da Nord a Sud lo stivale, creando un’unica linea del gusto, o sono invece il simbolo di una spaccatura? L’idea di un gemellaggio fra questi due formaggi fra i più rappresentativi delle “due Italie”, è nata da un film di grande successo della scorsa stagione “Benvenuti al Sud” dove il protagonista,  nostalgico del Nord, rievoca in continuazione il gusto del Gorgonzola e dei riti della Confraternita. “Il coinvolgimento nel film è stato del tutto casuale – commenta Stefano Fontana direttore del Consorzio di tutela del Gorgonzola DOP- mentre la confraternita del Gorgonzola esiste veramente a Novara. Questo film è stata un’ottima forma di promozione.  Gorgonzola e Mozzarella di Bufala, sicuramente,  rappresentano due diversi aspetti dell’Italia, per il forte legame che hanno con il territorio di produzione, ma rappresentano un fil rouge di qualità piuttosto che una divisione”. Per il sequel del film “Benvenuti al Nord” la produzione ha infatti pensato di utilizzare la Mozzarella di Bufala Campana,  come prodotto evocativo del Sud,  nel viaggio al contrario che compie il nuovo protagonista. “Buona l’idea del gemellaggio per la promozione di due prodotti  che diventano un’ icona del film – commenta Gennaro Testa responsabile delle relazioni esterne per il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP -, anche se già da anni facciamo eventi e iniziative  insieme al Gorgonzola, sono comunque due fra i prodotti più rappresentativi del Nord e del Sud, insieme  simbolo dell’Unità di Italia”. A volte i fatti ci raccontano un Italia più unita di quello che qualcuno ci vorrebbe rappresentare e di come possono trovare forme di cooperazioni utili al sistema produttivo del Paese.

 

Un libro per capire olio e vino dopo la crisi
Siena – Lambrusco, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo, Barbera, Nero d’Avola. Sono, nell’ordine, i cinque vini più venduti in Italia. Perché? Lo spiega Nicola Dante Basile nel suo ultimo libro “Olio & Vino, eccellenze d’Italia prima e dopo la crisi”,  dopo aver percorso in lungo e in largo l’Italia del vino e dell’olio per conoscere come e in quale misura, questo  settore  sta  reagendo alla pesante crisi che investe il mondo intero. Appuntamento  lunedì 12 settembre, a Siena, per parlarne nei suggestivi spazi dell’Enoteca italiana, Fortezza medicea, con il direttore  Fabio Carlesi, e Davide Rossi responsabile Area comunicazione della Banca  MPS.

 

ISTAT : 84.000 aziende nel settore DOP IGP

Italia – L’annuale rapporto ISTAT sui prodotti italiani Dop Igp evidenzia un aumento del 3% degli operatori di settore raggiungendo le 84 mila unità. Con 219 prodotti Dop, Igp e Stg, il nostro Paese si posiziona al primo posto per le produzioni agroalimentari di qualità registrate a livello europeo. Al 31 dicembre 2010 si contano un totale di 135 Dop (Denominazioni d’origine protetta), 82 Igp (Indicazione geografica protetta) e 2 Stg (Specialità tradizionali garantite). I dati economici di settore verranno presentati da Qualivita e Ismea a fine ottobre.

 

Ancora Lambrusco australiano nei mercati
Australia – Accordo UE con l’Australia sull’utilizzo delle denominazione di origine dei vini; dal  l primo settembre 2011 non possono essere utilizzati i riferimenti a territori specifici come Champagne, Marsala, Port, Sherry, sull’etichette dei vini prodotti in Australia. Unica eccezione per il termine Lambrusco, sarà possibile infatti continuare a commercializzare il “Lambrusco” australiano se prodotto con uve Lambrusco. Nuova beffa per l’Italia.