Ogni mattina, in Italia, quasi un milione di persone mette in moto un sistema produttivo fatto di oltre 180mila imprese agroalimentari legate alle Indicazioni Geografiche. È un lavoro diffuso, spesso silenzioso, che mantiene vive nel tempo le nostre tradizioni e che rende i nostri cibi più buoni e più sicuri. Li riconosciamo in etichetta attraverso due sigle europee entrate nella quotidianità, DOP e IGP.
Ma che mondo rappresentano queste duc sigle? Ce lo spiega Mauro Rosati, direttore della fondazione Qualivita, nel suo nuovo libro La filosofia della Dop economy (Treccani), con la prefazione di Umberto Galimberti. Negli ultimi anni, il sistema delle Denominazioni di Origine Protette (DOP) e delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) ha modellato i territori italiani, dando forma a una nuova economia geografica, oggi definita con il neologismo Dop economy. Il libro racconta questa trasformazione attraverso un’analisi dei valori di quella che, di fatto, è una nuova filosofia del cibo.
Angela Frenda, food editor del Corriere della Sera, responsabile del mensile Cook
Fonte: Io Donna – Corriere della Sera
